7) RELAZIONI SOCIALI E VITA DI TUTTI I GIORNI
Aldo interviene chiedendo se allora per Mario esistono altre regole etiche che guidano i materialisti nella vita di tutti i giorni. Mario fa osservare che, come si è ricavato un principio di verità, non si debba escludere che si possano ricavare altri principi. Ma intende rimarcare come la critica radicale della morale corrente (o delle morali correnti), formulata da Fabrizio, rimanga comunque alla base della concezione materialistica. Pare doveroso parlare di etica, in via preliminare, proprio perchè ci si è assunti il compito di gettare luce su come opera il materialismo nella vita quotidiana. Infatti nella vita di relazione comune è del tutto consueto incappare in ragionamenti e comportamenti, che vengono valutati alla stregua di principi morali di differente provenienza. Se è immediata la critica dei materialisti ai pre-giudizi etici, resta uno scoglio da affrontare proprio la posizione etica dei materialisti, che sui pre-giudizi non fondano assolutamente il loro pensiero. Il dibattito che precede è servito giusto ad impostare materialisticamente proprio questa questione. Aldo si domanda però come analizzare il grande campo della vita quotidiana: in esso rientrano una totalità di vicende, ognuna delle quali sembra sulle prime avere una propria totale autonomia, poi, a ben guardare, si scopre che essa è legata non solo ad altre vicende, ma ad altre problematiche, a volte di grande momento, e che pertanto è impossibile analizzarla da sola. Mario fa osservare che tutto questo è assolutamente esatto, ma non è questa una ragione per non affrontare e rimandare la soluzione del problema. In effetti fino ad ora si è fatto così, ma ora i tempi sono cambiati e noi siamo forzati a cambiare.In passato si è manifestata come una sorta di pigrizia: i materialisti si sono occupati dei grandi problemi, ma hanno manifestato non poche difficoltà ad applicare le loro fondamentali scoperte teoriche all'ambito che dovrebbe essere più consueto: le scelte di ogni giorno.In questo campo non è mai piaciuto addentrarsi e discutere. Strano davvero, perchè proprio nella vita di tutti i giorni si presentano ad ognuno i grandi problemi teorici studiati in astratto. Il bello è che, mentre del tutto correttamente i materialisti sono andati a cercare nell'esperienza pratica la base di riferimento per i loro approfondimenti teorici, quando si è trattato di ritornare con siffatti arricchimenti all'esperienza quotidiana, hanno saputo solo aggiornare la discussione. Fabrizio fa notare che ripetutamente è stato creato un muro divisiorio tra ciò che è "personale" e ciò che è teorico, come se il "personale" non potesse diventare mai oggetto di analisi da parte di terzi, ma dovesse essere protetto oltre che dalle intrusioni (il che è giusto), anche dagli sguardi indiscreti. Una sorta di pudore verso l'esterno. Certamente in tutto ciò c'è qualcosa di strano, perchè non è ammissibile per il materialismo non discutere di tutto. Sicuramente nella vita di tutti i giorni compare un intricato viluppo di problemi, che risulta difficile riordinare. Per giunta nella vita di tutti i giorni si incontrano problemi "scottanti", che a tanta gente non piace per nulla discutere o richiamare su di essi l'attenzione. Mario richiama l'attenzione su quelli che sono i problemi della vita di tutti i giorni. Sulle prime essi appaiono in modo caotico, sembrando addirittura un mare entro il quale perdersi. Ma, guardando un po' piu' dappresso ogni faccenduola, anche la piu' insignificante, ci si accorge che tutte le questioni sono riconducibili a grandi categorie, in cui non e' rilevante tanto il contenuto dell'operazione materiale, che si va compiendo, quanto le relazioni umane entro cui tali operazion materiali si vanno compiendo. Quando vado a comprare tre grosse viti per fare una riparazione in casa, cio' che entra in gioco non e' soltanto il fatto materiale di un acquisto, scambio tra una somma di denaro e la merce, ne' quello del movimento nel negozio di ferramenta, ne' quello del ritorno a casa, ne' quello precedente della individuazione del bene necessario: questo e' cio' che appare a prima vista, cio' che sembra a tutta prima. Ma quando ci si riflette a fondo le cose non stanno cosi'. La cosa rilevante e' il contenuto sociale della mia attivita', la circostanza che tutta questa vicenda si svolga nel quadro di relazioni sociali ben definite, che a volte emergono in evidenza ed altre volte rimangono sullo sfondo del tutto invisibili. Proprio perche' le relazioni sociali rimangono invisibili, la maggioranza degli esseri umani le trascura ed ha difficolta' in ogni caso di tenerle in considerazione, svolgendo ogni attivita' esattamente come se tali relazioni non esistessero, e scoprendo successivamente che qualcosa e' andato storto rispetto al programma. Ma ecco che a questo punto, nel momento cioe' di dispiegare la critica piu' consequenziale, si manifesta la tendenza, per nulla materialistica, di ricercare le ragioni dei fallimenti altrove, ma non nella relazione sociale e nella sua dinamica interna.
Esaminiamo tutto un po' piu' dappresso.
Tornando al caso delle tre viti, per lo meno una relazione sociale e' stata a fondo indagata dai materialisti da oltre un secolo e mezzo: e' la compera, relazione tra l'acquirente e il venditore, relazione racchiusa nello scambio delle merci, anche se la seconda merce non assume la forma di un valore d'uso, bensi' del denaro, merce equivalente generale. La disamina condotta nella celebre "Critica dell'economia politica" (1859) ad opera di K. Marx, costituisce ancor oggi un modello insuperato, dal momento in cui, in oltre un secolo e mezzo nessuno degli illustri critici e' mai riuscito a contrapporre un quid, capace di sostituire il lavoro, quale misura dei valori delle merci.
Va da se' che la generalita' degli esseri umani ha difficolta' a valersi dell'analisi marxiana, specie perche' tale analisi e' stata negletta da parte degli stessi materialisti, ritenendo che, agli effetti dell'azione "politica", tale analisi non fosse essenziale, come anche non fosse essenziale la sua conoscenza e divulgazione.
Aldo interviene per sottolineare che in effetti queste sono state proprio le sue idee e le sue impressioni, dal momento che un illetterato, benche' materialista, non sa cosa farsene di una teoria cosi' astratta e cosi' complicata: l'uso pratico ne sarebbe vanificato.
Mario rileva invece che proprio l'illetterato trarrebe grande vantaggio dalla riflessione sull'analisi della merce, e cio' almeno per due motivi: 1) l'analisi della merce, come espressione del lavoro, non e' solo una espressione di una nobilitazione dell'attivita' lavorativa del piu' umile operaio, ma e' fondamentale per capire come fare "la spesa";
2) l'analisi della merce, rivelando che, dietro all'apparenza di mera operazione tra cose, si cela una relazione fra esseri umani, apre la strada a mettere a fuoco il fatto che tutti i momenti della nostra vita sono inquadrati in relazioni sociali, e che se noi vogliamo riuscire a capirli, non possiamo fare a meno di concentrare la nostra attenzione proprio su tali relazioni sociali.
Nessun commento:
Posta un commento