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sabato 1 agosto 2009

1) INIZIO DELLA DISCUSSIONE
Un gruppo di amici ha aperto una discussione che vale la pena allargare al pubblico. Scelta comune di questi amici e' la concezione materialista, ed ognuno di loro si dichiara materialista.
I problemi veri sorgono pero' dopo la dichiarazione d'intenti, perche' la discussione si estende subito a questioni che non pare siano state affrontate in passato con sufficiente chiarezza.
Mario Driveri ha cercato di dare una risposta alla questione posta da Fabrizio: ma qualunque persona puo' essere materialista?
Fabrizio intende dire: solo un intellettuale colto puo' essere materialista? O lo puo' essere anche un uomo semplice, operaio o contadino, anche se completamente illetterato?
Mario ha cercato innanzi tutto di chiarire il presupposto primo della questione: E' legittima questa domanda? Ed ha affermato la piena legittimita' della domanda, sostenendo che nessuna domanda e' sciocca, anche semplice ed elementare, se e' posta a scopo di conoscenza effettiva.
Il materialimo nasce infatti come critica (critica ai sistemi di idee che circolano nel mondo attuale) e, corrispondentemente, la critica e' costituita proprio dal porre domande, e tante.
Dunque al problema sollevato da Fabrizio si puo' rispondere: si', qualunque persona puo' essere materialista, qualunque persona si puo' porre da questo angolo visuale. Naturalmente: qualunque in astratto, perche' in concreto forze diverse, scaturenti dalla posizione sociale di ognuno, possono premere invece per l'adozione di punti di vista alternativi.
Ma, nel quadro del nostro discorso, per come esso e' stato impostato, la risposta e' affermativa.
Se chi ha espresso le piu' note concezioni materialistiche e' stato ed e' un intellettuale, cio' non vuol dire che l'illetterato o l'operaio poco istruito non siano in grado di aderire a questo punto di vista.
Anzi il materialismo e' la concezione che da sempre e' stata ritenuta la piu' vicina al proletariato, anche se non al mondo contadino, e conseguentemente una concezione che non richiede la qualita' di intellettuale per potervi aderire, anche con successo.
2) UNA TENDENZA GENERALIZZATA
Insiste Fabrizio, che si domanda se la concezione materialistica non sia difficile da comprendersi, oppure sia estremamente complessa. Per quest'ultima soluzione si dovrebbe propendere, quando si osserva che esistono e sono esistiti fior di intellettuali che hanno ampiamente ligato tra loro, in ordine alla interpretazione delle cose in senso materialista, e fior di intellettuali, che riesce difficile comprendere, in relazione al loro concreto punto di vista.
Se stanno cosi' le cose, si domanda Fabrizio come sia possibile aderire alla concezione materialistica, nel caso in cui una persona sia illetterata; si domanda poi Fabrizio se il materialismo non sia l'appannaggio di soggetti, capaci di interpretare la realta', perche' dotati di strumenti superiori, dunque intellettuali.
Mario interviene, osservando che e' un'impostazione inesatta quella che presiede alle domande dell'interlocutore.
Secondo Mario, a Fabrizio capita di considerare il materialismo come una qualunque altra filosofia o impostazione ideologica, come un sistema di idee gia' bello e pronto, per cui il problema e' l'applicazione del sistema alla realta'.
Ma questo e' cio' che il materialismo non e'.
Il materialismo e' innanzi tutto critica, e' non accettazione di ogni idea data per scontata, definita, immutabile. Dunque non e' un'ideologia ma una critica delle ideologie. Se si vuole, un metodo critico per gettare luce sulla realta', disfandosi delle idee preconcette, al fine di capire e cambiare le cose.
Tutto questo, questa impostazione, questo metodo, non e' per nulla difficile, non e' appannaggio di chi ha strumenti intellettuali di alto livello, ogni essere umano se ne puo' valere, utilizzando le proprie capacita' critiche al livello culturale, che gli e' proprio e correggendo in continuazione il tiro, in relazione all'esperienza fatta.
Il metodo e' semplice, sia perdonato: elementare, anche se non sempre e' automatico applicarlo.
Mario osserva che il materialismo e' una tendenza di maggioranza nel pensiero dell'umanita', cioe' che gli esseri umani, grandi e piccoli, di questa o quella classe sociale, tendono spontaneamente al materialismo.
Fabrizio deve pero' contraddire. Come e' possibile che tutto questo sia vero, se in tutto il mondo abbiamo un fiorire di idee (e lo abbiamo sempre avuto), che ben si diversifica e si oppone alla concezione materialista; e come e' possibile se lo stesso materialismo e' dai primordi rimasto davvero appannaggio di una ristretta cerchia di intellettuali, per lo meno come coscienza, non potendosi negare che le masse non hanno mai dichiarato adesione (cioe' hanno mai espresso questa coscienza), alla teoria materialista?
3) LA DIALETTICA
Mario osserva in proposito che e' senz'altro vero che il materialismo e' stato ampiamente contrastato da dottrine antitetiche e che i materialisti noti sono e sono stati principalmente intellettuali, ma cio' che si afferma e' una verita' ben diversa e cioe' che la concezione materialista e' una concezione spontanea e per l'esattezza e' quella concezione che ritiene che le proprie idee debbano conformarsi al mondo reale, quale fotografia del medesimo. Come tale essa rispecchia esattamente il punto di vista della generalita' degli esseri umani, fino al punto in cui essi non introducono nei loro ragionamenti, in maniera non spontanea, per quanto molte volte assolutamente comune, elementi immaginati, favolistici, idee preconcette, da cui viene fatto dipendere il reale.
Questo secondo e antitetico punto di vista (chiamato idealistico dai materialisti) compare nelle rappresentazioni che gli esseri umani si fanno, ma con minore frequenza, non indotto dalla spontaneita'.
Una delle ragioni, probabilmente la principale, per cui la concezione materialista si trova mescolata con le ideologie, e' la circostanza che il materialismo, nella sua spontaneita', si ferma alla mera fotografia delle cose come stanno, e, spontaneamente, ha difficolta' a riconoscere la necessita' di comprendere la realta' nel suo movimento, come un film e non come un'insieme di fotografie.
Questo ulteriore elemento conoscitivo, non spontaneo, e' quanto i filosofi del passato hanno definito dialettica. Il materialismo spontaneo, o adialettico, o metafisico, ha una diffusione maggioritaria tra le masse, quello dialettico, pur essendo continuamente in sviluppo, non e' maggioritario.
4) IL MATERIALISMO COME CRITICA DEI LUOGHI COMUNI
A Fabrizio pare che questo lungo discorso introdotto da Mario sia del tutto contorto e che le sue osservazioni critiche in ordine alle ideologie contrastanti il materialimo ed agli intellettuali come principali fruitori rimangano del tutto prive di risposta.
Mario osserva invece che Fabrizio deve lasciarlo finire, in quanto non e' il ragionamento ad essere contorto, ma la situazione che e' oggetto di analisi ad essere complessa ed aggrovigliata, e che pertanto e' necessario affrontare tutte le fasi successive del problema. Seppure occorre una certa pazienza, e' possibli arrivare a risolvere agevolmente la questione, e senza troppi ritardi o perdite di tempo.
Fa infatti rilevare Mario che quanto prima esposto trova un sicuro riscontro nella realta' e nei fatti da tutti osservati. Non potra' certo negare Fabrizio che ci sono persone, e sono tante, che pur sviluppando belle analisi in perfetta aderenza con la realta', introducano, ad un certo punto del discorso, una bella idea preconcetta, dalla quale fan poi dipendere tutto quel che precede, e finiscono per trascinare il ragionamento su una strada che nulla piu' ha di materialistico.
Tali siano, a titolo di mero esempio, concetti come: il bello, il giusto, il bene, etc.
Fatto sta che concetti come "il bello", etc., dovrebbero essere oggetto di critica e discussione da oltre 2500 anni, dal tempo lontano in cui il buon Socrate metteva in crisi l'uomo comune. L'atteggiamento di Socrate era una presa di posizione assolutamente dialettica, anche se relativa all'epoca nella quale viveva, e questo suo atteggiarsi era assolutamente conforme alla realta', era il suo modo di essere materialista.
Egli infatti mirava a dissolvere quelle idee preconcette che nessun referente avevano con la realta'.
Se dunque quanto premesso e' esatto, bisogna convenire che il materialismo come atteggiamento spontaneo della generalita' trova un limite proprio nell'intrusione, apparentemente altrettanto spontanea, di spezzoni ideologici non materialistici nel pensiero della massa.
Con alcuni corollari che e' opportuno sottolineare.
Innanzi tutto il contrario atteggiamento, mirante allo sviluppo critico di ogni ragionamento, e' un atteggiamento coerente intimamente con lo spirito del materialismo, in quanto frutto dell'esigenza della descrizione piu' esatta del reale, in relazione a quanto gia' acquisito.
In altre parole il metodo dialettico, che si prefigge di analizzare anche il movimento di una specifica situazione, e' esso stesso un pezzo di materialismo avanzato.
Per quanto possa sembrare strano si puo' affermare che il lato materialistico di Hegel e' stata proprio la riscoperta della dialettica.
E' confermato dunque che il materialismo filosofico e' l'atteggiamento mentale spontaneo della generalita', mentre il lato dialettico e' una conquista da realizzarsi progressivamente, e che si realizza progressivamente sulla base della concreta evoluzione storica della massa.
La circostanza che sino ad ora solo una minoranza intellettuale abbia affrontato il problema teorico del materialismo e della dialettica, fatto del tutto indiscutibile, non significa: ne' che la generalita' ed in particolare i ceti non intellettuali si trovino la strada sbarrata verso il materialismo e la dialettica: e' vero esattamente il contrario, come e' vero che individui coerenti, benche' privi di strumentazione intellettuale, giorno per giorno si trovino spinti dall'evolvere della situazione materiale ad affrontare in termini dialettici i problemi posti sul campo dallo sviluppo storico. E' anche del tutto vero, sopprattuto, che gli intellettuali, che sino ad ora hanno condotto ampi (e sacrosanti) dibattiti sul materialismo, abbiano macroscopicamente lasciato in ombra la tematica della diffusione della dialettica materialistica fra le file dei non intellettuali, non tanto per non essersi occupati della diffusione della dialettica nel campo dell'economia, della storia e della politica a questo livello, ma per aver lasciato vuoto di intervento il campo dell'applicazione della dialettica alla vita di tutti i giorni, il campo del materialismo della vita quotidiana.
5) COS'E' IL MATERIALISMO DELLA VITA QUOTIDIANA
Interviene ora Aldo, chiedendo a Mario di essere piu' chiaro: cosa intende per "materialismo della vita quotidiana" Si tratta di una novita'? Cosi' Aldo pensa, non avendo mai sentito parlarne nessuno. Mario osserva che il materialismo, come critica delle ideologie puo' essere(e deve essere) applicato ad ogni campo. Non solo ai campi dell'analisi filosofica, storica, economica, etc., ma a tutti i problemi della vita quotidiana, fino a diventare uno strumento della vita quotidiana, strumento per chi e' materialista convinto, per condurre la propria vita, ma anche strumento per intervenire tra chi ha posizioni del tutto diverse e strumento per l'educazione sociale.
Mario rileva che il problema se lo sono posti fin dall'origine tutti i materialisti, ma sottolinea che l'introduzione del materialismo nella vita quotidiana e' stata abbandonata come ricerca sistematica. Cionondimeno nell'attualita' e' divenuto sempre piu' urgente per i materialisti affrontare proprio questa tematica, ed affrontarla esattamente da questo angolo visuale. Sara' proprio questa specifica angolatura ad aprire altri campi del dibattito teorico nella prospettiva materialistica.
Di sicuro, rileva Mario, e' davvero ben strano che il materialismo debba occuparsi soltanto dei problemi piu' astratti e disdegnare quelli concreti che riguardano tutti nella loro vita di tutti i giorni, e che, omettendo di battere questa strada, ometta di rivolgersi a quelle ampie masse che, pur impostando la loro vita in maniera gia' materialista, trovano difficolta' ad orientarsi verso i piu' evoluti sviluppi dialettici del materialismo moderno, rimanendo prigioniere di convinzioni del tutto contraddittorie con i loro istinti ed esigenze di evoluzione progressiva.
Fabrizio fa osservare che il ragionamento portato avanti da Mario, richiede chiarimenti in ordine alla dialettica. Ma cosa e' questa dialettica materialistica di cui si sta parlando? Non e' forse strano parlare di un Socrate dialettico e di un Hegel materialista?
Mario si sofferma a chiarire: molti chiari scrittori hanno enunciato il senso ed il significato della dialettica materialistica in maniera sintetica, ma esatta ed assolutamente adeguata all'epoca nella quale scrivevano ed al dibattito di quel tempo.
Oggi pero' e' ragionevole fare di piu', nel senso che, sulla base dell'evoluzione storica successiva e dell'esperienza accumulata, sono emerse nuove esigenze ed altre, embrionali in precedenza, si sono potentemente rafforzate.
La dialettica,come si e' detto, e' la realta' colta in movimento, e' il movimento del reale. Tale movimento e' facile esaminarlo a scatti isolati, molto piu' difficile esaminarlo nella sua continuita' e fornire una rappresantazione di idee , di concetti, di illustrazioni adeguata a queso oggetto. I classici hanno utilizzato come sintesi gli shemi dialettici, gli schemi della contraddizione.
Noi possiamo, per altra via usare altri metodi per esprimere in concetti lo stesso fenomeno.
Basta esaminare la realta'. Ora questo esame diventa difficile quando non poniamo tutti gli interrogativi relativi ad una qualunque vicenda oggetto della nostra attenzione.
Dunque porre gli interrogativi, non fermarsi alla prima osteria.
Torniamo al concetto di "bello", a titolo di esempio. Quanta gente si mette a discutere di questo nelle relazioni interpersonali? Quanti materialisti si soffermano con attenzione sul punto? Ma che cos'e' "il bello". Sicuramente i piu' riflessivi sbottano ripetendo che si sta parlando di un concetto relativo, ed ognuno ha la sua idea in proposito. Ma, fatta questa riflessione, il ragionamento si ferma. Possibile?
Possibile che, questa soluzione del problema sia una soluzione e per di piu' una soluzione coerentemente materialistica?
Da quando in qua i materialisti moderni, di fronte ad un concetto che viene espresso dalla generalita' degli esseri umani centinaia di migliaia di volte al giorno, se la cavino con : ma e' un concetto relativo"?
E abbiamo finito, e non ci si pensa piu'.
Ma come? Se il concetto di bello e' relativo, vuol dire in Italiano che ogni individuo si crea il suo, come gli pare. E se e' una creazione del proprio pensiero, non ha alcuna esistenza assoluta, autonoma, cioe' non esiste. Piu' esattamente non esiste in natura, non riflette nessuna situazione che ha un nesso con una base naturale.
Ed allora perche' gli esseri umani si valgono di una cosa che non c'e'? Innanzi tutto se ne valgono gli esseri umani. Gli animali non hanno il concetto di bello e per loro il fatto che qualcosa sia o non sia bello non ha alcun valore.
Il concetto di bello e' dunque solo una costruzione sociale, ha solo valore sociale, nasce nella storia e nella storia morira'. Trarre conclusioni, introducendo la tematica del "bello" significa, in ogni settore, introdurre una variante idealistica, in grado di fuorviare qualunque tipo di analisi. E questo e' solo un inizio, perche' questi interrogativi portano lontano. Ma e' qui , e' cosi' che spero vi sia piu' chiara la dialettica materialistica.