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venerdì 23 ottobre 2009

9) LA VITA DI RELAZIONE QUOTIDIANA
Mario riporta la discussione sulla vita di tutti i giorni ed alle altre relazioni sociali, diverse da quelle economiche, entro cui si muovono gli esseri umani.
Se si sottrae dal quadro d'insieme l'intero gruppo delle relazioni economiche, cio' che rimane e' principalmente il gigantesco gruppo delle relazioni affettive. A fianco, sulle prime appare separato il gruppo di relazioni legate agli interessi culturali, sportivi, ricreativi, estetici, tecnici, ecc. Ed infine il gruppo ampio delle relazioni politiche.
L'analisi materialistica della vita di tutti i giorni, non puo' saltare a pie' pari proprio il secondo gruppo, quello delle relazioni affettive.
Aldo rileva che finora i materialisti hanno considerato i problemi affettivi come una propaggine o una pertinenza del meccanismo economico, e quindi hanno sussunto le relazioni affettive sotto i principi di quelle economiche. Hanno ritenuto cioe' degne di interesse queste relazioni solo nella misura in cui esplicitano le relazioni sociali economiche, le relazioni di classe in particolare.
Mario osserva che, in verita' alcuni materialisti fin dal principio si sono occupati delle relazioni sociali affettive. Non si puo' non ricordare il celebre lavoro di F. Engels, sull'Origine della famiglia, della proprieta' privata e dello stato, ripubblicato ancora in Italia nel 2006. Vero e' che lo sforzo analitico di Engels (e dei suoi predecessori, tra cui H.L. Morgan e J.J. Bachofen), il suo vivace spirito critico e gli spunti offerti per una prosecuzione d'analisi, hanno avuto grande difficolta' ad una generalizzazione. Oggi, non solo c'e' stato uno straordinario sviluppo delle scoperte storiche, archeologiche ed antropologiche, che ha confermato pienamente le linee analitiche del materialista Engels, ma, a partire dalla meta' del secolo scorso si e' sviluppato un ampio movimento sociale, che ha determinato un grande sconvolgimento dei rapporti affettivi. Se non si puo' non rilevare la presenza di cause economiche alle origini di questa crisi della famiglia, non si puo' si puo' sottacere che i nuovi fenomeni hanno manifestato in tutta evidenza dinamiche, che non possono piu' essere ridotte in tutta semplicita' alle relazioni economiche.
Osserva Fabrizio che la tematica della famiglia e le sue dinamiche sono state oggetto anche dell'intervento di intellettuali, operanti nell'ambito della psicologia, come e' il caso di Sigmund Freud e della psicoanalisi. Freud, ricorda Fabrizio, e' stato oggetto di accese discussioni tra i materialisti, con adesioni entusiastiche, reinterpretazioni e scomuniche, culminate in un memorabile dibattito sul finire degli anni 20 del secolo scorso. Stando alle premesse di Mario anche Freud e' da considerarsi un materialista, e conseguentemente anche coloro che, in seguito, hanno sostenuto le sue tesi.
Mario concorda con l'osservazione di Fabrizio, per cui la tematica delle relazioni familiari e' stata analizzata non solo da Engels, ma anche da Freud.
Mario conferma che la posizione intellettuale di S. Freud e' a buon diritto da considerarsi materialistica, anche se il materialismo freudiano si arresta sulla porta della storia, ha cioe' difficolta' estrema a vedere che i fenomeni indagati sono fenomeni che si sviluppano nella storia.
Ma in ogni caso S. Freud ha per primo fondato la psicologia su una base materiale, su una congerie di fatti reali incontestabili, fornendo le spiegazioni razionali delle contraddizioni della nostra mente, poggiandole tutte su una base oggettiva, ai problemi della sessualita' degli esseri umani. Tutta la psicologia precedente e successiva, da chiunque patrocinata, non e' riuscita mai ad uscire da ricostruzioni soggettive o formalistiche.
Pertanto, benche' sia oggi necessario ricercare la spiegazione ai quesiti irrisolti della dottrina freudiana nella dinamica della storia, Freud rappresenta un momento insopprimibile della discussione sulla famiglia.
Fabrizio fa osservare che, pero', proprio il dibattito degli anni '20 ha finito per fare arenare la questione del rapporto tra materialismo e psicoanalisi in una grande secca. I piu' coerenti materialisti dell'epoca non sono andati oltre la creazione di costruzioni astratte lontane dalla realta', in quanto mai verificate dai fatti (il caso W. Reich).
Mario fa osservare che dopo ottanta-novanta anni la situazione non puo' mai essere piu' la stessa.
Oggi risulta evidente che il grande dibattito degli anni '20 fu condotto su una strada sterile per effetto delle direttive staliniane, che indussero molti validi scrittori a rimangiarsi le loro stesse convinzioni originarie (vedi il caso di G. Politzer). Ma, soprattutto, dalla meta' del secolo, i veli sulla crisi della famiglia sono stati squarciati da opere che hanno messo a nudo, in tutta la sua interezza, la grande trasformazione che era in atto nei rapporti affettivi (Vedasi il Rapporto di A. Kinsey).
L'opera di Kinsey fu una mera fotografia, in quanto basata su una serie di dati statistici, ma come tale drammatica, perche' in netto contrasto con quello che gli uomini (gli statunitensi) credevano di essere. Come fotografia essa non coglieva l'aspetto dinamico del problema, che cioe' i rapporti erano in movimento; e soprattutto non descriveva ovviamente lo sviluppo che le relazioni affettive avrebbero avuto di li' a sessanta anni. Questo ulteriore sviluppo era ancora in nuce.
Pero' fu un sasso nello stagno, ed aiuto' in questo modo poderosamente l'evoluzione che stava per seguire, fornendo ai materialisti uno strumento eccezionale di comprensione.
Contro i rapporti di Kinsey si scaglio' l'ondata dei moralisti. Come sempre, attenzione, quando si e' di fronte ad una importante scoperta scientifica, ecco che una parte dell'umanita' cerca di arginare l'afflusso del progresso scientifico, usando come strumento la regola morale, il buon nome della tradizione.
Non esistono argomenti logici che possono arginare una scoperta scientifica e costoro non li trovano: puramente e semplicemente, introducono nel ragionamento, in luogo dell'analisi critica conseguente, un'idea indimostrata, calata dal cielo.
E cio' accade nel grande come nel piccolo. Cio' accade anche nelle piccole cose della vita quotidiana.
Ecco come, praticamente, si introduce l'idealismo nel quadro di un ragionamento fino a quel punto coerente.
Naturalmente la forza delle cose, cioe' il loro movimento incessante, ha ragione, prima o poi, delle superfetazioni idealistiche, le quali crollano nella vecchia formulazione, per tornare a galla da altre parti.
Come e' crollato il moralismo nei confronti di Kinsey, perche' la sua fotografia e' risultata poi coerente con altre istantanee scattate su base planetaria, e perche' la foto di Kinsey si e' presto modificata nelle mani sue e dei moralisti, con lo sviluppo di quelle tendenze di crisi familiare che nelle osservazioni di Kinsey erano ancora latenti. A distanza di venti anni, anche grazie ai moralisti, il mondo si era gia' dimenticato quasi del tutto del Dr. Kinsey.
Gia' meno di venti anni dopo il mondo e' in rivolta: gli studenti di Berkeley diventano il simbolo dei diritti di liberta' nel mondo intero e si trascinano dietro gli aneliti di liberta' e di progresso di tutte le nazioni. Specie in Europa il movimento degli studenti da' gli spunti, il coraggio e la stura al grande movimento operaio dei primi anni sessanta e settanta, che rovescia, in paesi come il nostro, tutto il vecchiume legislativo (da noi ancora legato all'ottocento ed al sistema autoritario fascista), introducendo norme evolute in materia civile e, guarda caso, in materia di famiglia (1970: divorzio, 1975: riforma del diritto di famiglia).
Proprio in materia di rapporti affettivi il movimento del '68 e' assolutamente dirompente: la vecchia famiglia, cosi' come era stata tramandata in ogni stato, viene assoggettata a una critica radicale. Freud viene riscoperto e rivitalizzato. C'e' chi cerca di applicare le proprie analisi critiche nella costruzione di nuovi rapporti familiari non legalizzati.
Si legge e si scrive moltissimo. Nascono nuove forme di espressione lettararia e di comunicazione.

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