8) UNA SPESA MATERIALISTICA
Aldo si stupisce e chiede se Mario intenda dire che l'analisi della merce e' utile anche per andare al mercato. Mario ribadisce che e' proprio cosi'. Per l'esattezza questa e' una delle porte, e ce ne sono tante, che introducono alla vita quotidiana. La sorpresa espressa da Aldo e' l'espressione della circostanza che finora non si e' cercato di considerare il materialismo come l'impostazione di tutti i giorni, ma una dottrina da studiare al di fuori di quella che e' la vita. Non solo questo valga come esempio per tutte le questioni della vita quotidiana: si tratta di superare la porta che conduce dalla teoria astratta, valida per i casi "nobili", e la sua applicazione nel concreto, ai casi "vili".Un significativo esempio puo' essere fornito dalla circostanza che il valore di una merce corrisponde al lavoro in essa racchiuso. Il prezzo, che per questa analisi e' solo un'entita' ballerina che esprime il valore, dovendo esprimere il valore, risulta tanto piu' elevato, quanto piu' elevata e' la quantita' di lavoro racchiusa nella merce.
Da tale circostanza deriva che, nel fare la spesa, le merci in vendita vanno esaminate in base al lavoro in esse racchiuso e non in base ad altri parametri.
Se due prodotti pressoche' simili vengono posti in vendita a prezzo diverso, bisogna domandarsi in cosa consiste la differenza di prezzo. La merce piu' cara puo' racchiudere un quid pluris che la merce meno cara non contiene. Tale elemento in piu' potrebbe essere lavoro derivante dalla reclame. In tal caso non viene venduta una merce. L'acquirente si compra la merce piu' la reclame. Di solito tuttavia la reclame favorisce il sorgere di un piccolo "monopolio": il nome del prodotto reclamizzato raggiunge piu' potenziali acquirenti e lo rende "noto". Questa circostanza rende i prodotti concorrenti meno noti o per nulla noti, con l'effetto di indebolirne la capacita' di concorrenza. Per effetto del monopolio il prezzo si innalza al di sopra del valore in esso contenuto e cosi', in pratica, viene venduto il prodotto ad un prezzo che non e' solo piu' alto perche' vi e' contenuto in piu' il lavoro speso per la reclame, ma per una parte non corrispondente ad alcun lavoro effettuato per la produzione di quella merce, o, ancora, in altri termini, la reclame viene pagata ad un prezzo piu' alto del suo contenuto di valore.
Stando al tuo ragionamento, osserva Fabrizio, ci sono un mucchio di persone, che, benche' istintivamente materialiste, si fanno ingannare, per non dire che si comportano come veri allocchi.
Aldo esprime il suo parere per cui le persone che vanno al mercato appartengo a classi e strati sociali ben diversi. Il proletario molte volte non puo' spendere, essendo privo di grandi mezzi economici, per cui si dirige su quello dei due prodotti che costa di meno.
Mario rileva che entrambe le osservazioni sono parzialmente esatte, infatti ha ragione Fabrizio a rilevare la sussistenza di un inganno, racchiuso nella reclamizzazione dei prodotti. Tuttavia la conclusione di Fabrizio in ordine al comportamento di molti materialisti istintivi non e' esatto. L'acquisto di merce solo perche' ben reclamizzata non e' un mero problema di rappresentazione mentale deli acquirenti, non coinvolge cioe' soltanto la sfera della conoscenza, per cui e' solo uno che "sa poco" colui che si compra la reclame a caro prezzo.
E' una ragione psicologica quella che emerge in evidenza in questi casi e che spinge le persone a preferire il bene reclamizzato. Il movente psicologico sostituisce, nel cervello di queste persone, qualunque possibile riflessione in ordine alla razionalita' di una scelta diversa.
Si inserisce, nel quadro piano di una logica materialistica, un elemento apodittico sostenuto da una pulsione apparentemente irrazionale. E cio' vale per persone, come dimostra eloquentemente l'esperienza comune, che risultano dotate anche di grandi capacita' razionali e critiche, e non sono per nulla persone che "sanno poco".
Circa la capacita' di spesa di operai, contadini poveri e nullatenenti e' esatto che proprio loro sono spinti dalla ristrettezza della borsa a scegliere il prodotto meno caro. Tuttavia un'osservazione molto comune di cio' che accade in pratica scopre che anche le fasce piu' povere comprano di preferenza il prodotto reclamizzato, magari privandosi di altri prodotti di consumo necessari.
Cio' sembrerebbe dare credito all'osservazione di Fabrizio, applicata al caso specifico. Sembrerebbe un problema di basso livello di conoscenza la scelta del piu' povero di preferire un prodotto reclamizzato in luogo di un altro piu' a buon mercato, ma non cosi' noto.
Anche in questo caso, sebbene a tutta prima risulti facile trarre la conseguenze che propone Fabrizio, esiste una spinta psicologica verso la preferenza della merce reclamizzata, che annulla ogni possibile riflessione in ordine ad una scelta diversa.
Se costituisce dunque un'attivita' materialistica conseguente la controinformazione sulle merci oggetto della spesa, essa e' tanto piu' da apprezzare, e foriera di risultati, quanto piu' essa retroagisce fino a chiarire la base obbiettiva su cui effettuare i paragoni, vale a dire la circostanza che il valore delle merci e' costituito dal lavoro mediamente necessario per produrle.
In sostanza, obietta Aldo, si tratta di rispondere con un supplemento di conoscenza ad una spinta psicologica, che e' stata in grado di far tacere le esigenze di conoscenza: ad avviso di Aldo questa sarebbe una bella contraddizione.
Mario rileva che la contraddizione esiste, e' nella realta' e si puo' enunciare cosi' in termini generali: qualunque spinta psicologica tende a svilupparsi in sostituzione dell'attivita' razionale, ogni spinta psicologica puo' essere limitata con cio' solo che le si puo' opporre socialmente, vale a dire: o un'altra spinta psicologica operante in senso inverso, o una opposta attivita' razionale (educazione).
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