11) LA BASE DEL COMPLESSO EDIPICO
Dunque, rileva Aldo, Mario non ritiene che, nello sviluppare una qualunque analisi in ordine ad un qualunque problema, sia sufficiente limitarsi all'ambito razionale. Occorre anche andare a ripercorrere quello che e' l'ambito psicologico, soggettivo, traendolo fuori dalle brume di quello che nel passato era considerato l'"irrazionale". Mario conferma che il proprio punto di vista e' esattamente quello indicato da Aldo: i filosofi del passato hanno sempre lasciato un settore coperto dall'etichetta dell'irrazionalita', precluso alla logica umana ed eminentemente collegato a concetti mistici di vario genere, il sentimento, l'arte, il senso estetico, ecc.. Si tratta ora di regolare i conti con questo genere di misteri, a principiare dalla tematica dei sentimenti, riconoscendone la sua razionalita', seppur derivante da un meccanismo cerebrale diverso da quello razionale. Si tratta di riconoscere che ogni essere umano e', nel suo cervello, diviso in due: da un lato il complesso apparato capace di fotografare minuziosamente la realta', di realizzare associazioni di idee, realizzarne astrazioni e generalizzazioni, elabore sequele di concetti, e poi trarre conclusioni operative circa il come districarsi nelle varie situazioni, secondo un programma che deriva dai concetti elaborati. Da un altro lato un apparato emotivo che produce scosse emotive primarie, che inducono nella vita pratica reazioni fondamentali per decidere il da farsi.Da un lato un apparato razionale che si e' sviluppato in profondita' ed articolazione come effetto di una lunga storia di relazioni sociali, dall'altro lato un apparato emotivo che proviene agli esseri umani da un'altra storia, ben piu' lunga, che e' quella dell'evoluzione delle specie animali, e che compare insieme all'altro come sostrato irriducibile.
Solo il pregiudizio non materialistico, ma completamente metafisico, che fa dell'uomo un che di assolutamente diverso dall'animale, assolutamente contrapposto, perche' dotato di attributi di forgia divina,e solo il preconcetto per cui l'animale e' un essere moralmente inferiore, per cui i suoi comportamenti devono essere stigmatizzati e non imitati, hanno consentito di mettere a fuoco dentro l'uomo stesso la presenza di un sostrato autenticamente animale, consistente in una componente cerebrale fondamentale.
Corrispondentemente si e' impedita l'analisi delle due componenti, e l'individuazione, nella storia della societa' umana, della fonte delle peregrinazioni e delle traversie, che ha subito l'apparato razionale, nella sua contrapposizione all'apparato emotivo, ricostruita a partire dal momento originario in cui non esisteva alcun apparato concettuale, perche' tutto era da formarsi, mentre era sufficinte (e piu' che sufficiente) ad ogni esponente del mondo animale utilizzare come guida per l'azione il gioco delle spinte emotive fondamentali.
Una spinta in avanti, verso cio' che attraeva, una spinta all'indietro verso cio' che repelleva.
Una spinta veicolata dagli odori che stimolavano ad agire, l'altra spinta veicolata dagli odori, ma soprattutto dai suoni, che incutevano paura.
Cio' che costituisce il sistema parallelo nel cervello di ogni essere umano, il suo apparato emotivo, e' per l'appunto il meccanismo binario automatico di attrazione e di paura. Ogni scelta umana, proprio per questo, non puo' essere considerata il frutto puro di una valutazione secondo ragione.
Ogni scelta umana, ogni concreto comportamento del singolo, come del gruppo, va letto ripartendo l'analisi in relazione alle due sfere di elaborazione cerebrale, perche' queste sfere sono compresenti e, conseguentemente, interferiscono.
L'analisi si deve estendere, obbligatoriamente, proprio allo svilupparsi di queste interferenze, anche al fine di poter agire, riducendo od eliminando le interferenze stesse.
In questo quadro e' anche possibile trovare il riscontro obbiettivo di parecchi dei caposaldi della teoria di Sigmund Freud, che escono dalle brume della raffigurazione mitologica (ad esempio il complesso di Edipo), per recuperare un'identita' per troppo tempo celata sotto la onnicomprensiva parola "istinto".
Fabrizio interviene chiedendo se Mario con questo intenda proprio dire che il complesso di Edipo si basa su spinte emotive consuete per gli animali e trasmesse inalterate nell'uomo.
Mario conferma e precisa che per ogni specie animale e' stato sufficientemente riscontrato che non esiste alcuna remora alla sessualita' della prole con i propri genitori. O meglio, che l'unica remora e' l'intervento del padre (il Laio di turno) ad allontanare i maschi, quale propri antagonisti sessuali. L'evoluzione della famiglia umana, ad un certo punto della storia, ha dovuto comportare necessariamente il divieto, imposto nei gruppi sociali, di intrattenere rapporti con i propri familiari, prima diretti e poi collaterali. Questi divieti, sanzionati in principio con mille fonti di paura, e cioe' con un meccanismo "naturale" hanno alterato l'originario equilibrio sussistente su base animale, ed hanno introdotto un meccanismo tale da mettere in contrasto una parte della natura umana, come lentamente evoluta sulla sua base fino ad allora, la spinta sessuale indifferenziata, con un'altra parte di quella medesima natura, la controspinta della paura, sulla base delle nuove esigenze sociali (i divieti e i taboo).
L'aver creato questo meccanismo, se ha rappresentato in quei tempi remoti un rilevantissimo progresso sociale, per gli strumenti che ha utilizzato, la natura contro la natura e la violenza del gruppo verso il singolo componente, ha comportato anche la base per un disaccordo permanente tra due parti dello stesso cervello. Tale disaccordo sarebbe venuto alla luce quando si sarebbe persa conoscenza delle ragioni pratiche della violenza sociale, dopo cioe' che al ricordo di fatti concreti che, pur nelle brume del mistero relativo alle cause, avevano spinto gli esseri umani ad adottare le nuove regole selettive delle relazioni sociali, si era sostituito il dovere, imposto da un'entita' trascendente, di rispettare quelle regole.
Non appena la metafisica si e' impossessata del fenomeno, non appena la sanzione da terrena e per fatti terreni si e' trasformata in divina e si e' creata la violazione della misteriosa volonta' divina, l'equilibrio, rotto da tempo in potenza, si e' trasformato in squilibrio definitivo. Ogni riequilibrio era possibile solo molto tempo dopo, quando gli uomini hanno cominciato a restituire alla ragione proprio le cause di quelle grandi modifiche ed a generalizzare queste scoperte. L'opera di Sigmund Freud e' stata meritoria, proprio perche' ha concluso, in termini di terapia, che per curare e' necessario parlare, spiegare, chiarire e portare alla coscienza.
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